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Mostar_luogolungo

On the Road di 2 giorni in Bosnia-Erzegovina. Tappe: MOSTAR, MEDUGORJE, KRAVICA, MOGORJELO

Dopo avere esplorato Trebinje il nostro On the Road in Bosnia continua verso Mostar 

MOSTAR da Trebinje sono 116 Km circa

Mostar si raggiunge da Trebinje con circa 2 ore di auto. La strada è piacevole due corsie quasi zero macchine e solo da lontano intravedi paesini “colpiti” dal passato con piccoli cimiteri dove anche i morti riposano secondo l’appartenenza religiosa.

Arrivati a Mostar siamo andati subito in albergo; Villa Hum che sento di consigliare per pulizia, ospitalità e posizione.

Ci siamo rinfrescati per prepararci ad un giro in centro con temperature che sfioravano i 40 gradi in pieno pomeriggio. Forse il troppo caldo ha minato la mia percezione per Mostar.

La Città Vecchia o Stari Grad, dove l’attenzione di tutti è sul ponte Stari Most, l’abbiamo vista rapidamente cercando di non scontrarci con i tanti turisti e visitatori presenti in ogni angolo di strada.

Avevo letto così tanto di Mostar che avevo aspettative enormi. Non sono rimasta delusa, ma solo con la voglia di rivederla con meno gente.

Indubbiamente le antiche architetture recuperate del periodo ottomano che si guardano e si nascondono nei loro cortili dello storico quartiere Brankovac hanno quel fascino tutto orientale che a noi occidentali rimandano alle “storie di mille e una notte”.

Il canyon, lo scorrere irruento del fiume Neretva e l’antico ponte, ormai simbolo indiscusso di una  distruzione voluta per simbolismo divisivo tra etnie, fanno si che Mostar abbia quel fascino che attira qualsiasi viaggiatore.

La storia della città di Mostar trasuda ancora. Riesce a ricordaci la “stupidità” di noi umani.

Il centro storico di Mostar non è grande, si gira a piedi. Ha le stradine lastricate di pietra bianca un po’ scivolose per l’umidità,  e tanto verde.

Purtroppo c’è una moltitudine di turisti che impediscono di vedere quale sia la normalità giornaliera di chi ci vive.

Mostar_05_luogolungo

Mi sarebbe piaciuto trovare silenzio. Con la folla, invece, non sono riuscita neanche a godermi il richiamo del Muezzin. In Turchia, mi era piaciuta questa litania che non è altro che l’invito a pregare e che scandisce le ore della giornata, un po’ come le nostre campane.

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Volevo far vedere a mio nipote come era una moschea. Siamo entrati nella piccola Moschea di Koski Mehmed Paša(detta anchePašina).

C’è la possibilità di salire in cima sul minareto che si staglia verso l’alto come un missile. Mio nipote è salito fino al balconcino. Io a metà strada ho fatto marcia indietro, troppo stretto e troppa gente senza nessuno che controllava quante persone c’erano in un luogo così angusto!

Questa piccola moschea mi è sembrata malinconica, forse a giusta ragione vista la sua posizione. “Ha assistito alla distruzione del ponte” !

La strada che dal ponte arriva alla moschea di Pašina si chiama Kujundžiluk ovvero Via degli Orafi.

In effetti è un susseguirsi di negozi con una mercanzia che si ripete in tutti i mercati orientali.

Questo mi fa ricordare che ancora oggi a Mostar le corporazioni artigiane sono, non solo presenti dal 1762, ma ben distinte per attività . Ci sono così i tessitori, i conciatori,  barbieri, i fabbri, gli orafi etc …

Ogni mestiere è svolto in una zona del suq, ma da viaggiatrice, il susseguirsi di botteghe in un luogo così turistico non ti fa neanche pensare che quegli oggetti siano frutto di arte e non di chincaglieria.

Sarebbe stato bello avere più tempo per comprendere e capire quali di quei negozi avevano cose “made in local”.

Ho trovato molto affascinante ed anche più vera l’altra riva con gli edifici che ricordano le dominazioni europee. Tra queste strade vedi finalmente chi abita la città e vorresti fermarli per chiedergli “ come va?

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Rimangono negli occhi i muri trivellati, i murales, i piccoli cimiteri, Il Bulevar che è stata la “linea di confine” con un suono francese così falsamente “occidentale”, il volto delle persone e quella sensazione che la città sia divisa ancora.

Vado via con un senso di vuoto per i luoghi che non sono riuscita a vedere, e con una promessa che  ritorno, però, con un clima più clemente.

MEDUGORJE da Mostar sono 26 Km circa

Svegliarsi a Mostar e decidere di partire subito dopo colazione per arrivare a Medugorje con una temperatura di 40° è stato devastante.

Non amo i luoghi che diventano popolari solo per pellegrinaggi religiosi. Ho sempre l’impressione che nascano più per necessità commerciali piuttosto che per motivi di fede. Ma la curiosità di tutti andava soddisfatta.

La storia di Medugorje, ovvero la zona tra le colline, è associata al racconto di sei veggenti che nel 1981, ancora bambini, affermarono di avere visto apparire la Madonna e sembrerebbe che la vedano ancora oggi in alcune date stabilite.

Il paese di Medugorje è anonimo, non mi è sembrato che avesse un piano regolatore. Ci sono tante costruzioni di edilizia banale sorte per ospitare i tanti pellegrini che arrivano fin qui.

Non abbiamo visto un centro città. C’è una strada rettilinea che porta al santuario ai cui lati tantissimi negozi di souvenir che espongono oggetti sacri di qualità scadente. Alle spalle della chiesa c’è un grande parcheggio con una sorta di arena all’aperto per quando la messa viene celebrata all’esterno.

Siamo entrati in chiesa che è un edificio abbastanza anonimo. Era orario di messa alcuni pellegrini erano in una fase di esaltazione che io onestamente non riesco a comprendere. Abbiamo dato una rapida occhiata, poi ripresa l’auto siamo arrivati dove inizia il sentiero che porta nel luogo delle apparizioni. Il caldo ci ha fatto desistere. La curiosità, con un tasso di umidità altissimo, è del tutto svanita.

E così; da scettica sono arrivata, da scettica sono ripartita. Il nostro On The Road in Bosnia-Erzegovina è proseguito alla ricerca di refrigerio verso le cascate di Kravica.

CASCATE di KRAVICA da Medugorje sono 20 Km circa

La Bosnia-Erzegovina è un territorio ricco d’acqua. I fiumi interrompono tra le vallate ed alcuni si aprono creando dei veri spettacoli della natura.

Le Cascate di Kravica sono la destinazione ideale per passare una giornata vicino al fiume, per fare un piacevole pic-nic e con il caldo, se si ha coraggio, anche l’occasione per fare un bagno.

Le Cascate di Kravica sono sotto la custodia dello Stato della Bosnia-Erzegovina in quanto considerate una rarità naturalistica. Le cascate sono all’interno di un parco a cui si accede pagando un biglietto di circa 3€ a cui si deve aggiunge il costo del trenino per arrivare fino a giù e poi risalire , d’obbligo se ci sono bambini e fa un caldo infernale, più il costo del parcheggio .

Le Cascate di Kravica nascono dal fiume Trebižat che è l’affluente del Neretva. Nel tratto che visitiamo il fiume si apre a ventaglio facendo un salto che varia dai 26 ai 28 metri di altezza formando un bacino di circa 120 m di un bel colore verde vivo dove c’è tantissima gente intenta a fare il bagno.

A dire il vero noi non abbiamo avuto il coraggio di buttarci, c’era troppa gente e con il caldo nella parte bassa c’era troppo fango.

Cascate di Kravica_03_luogolungo

Suggestiva è la passerella che attraversa il fiume con la possibilità di fare una bella foto proprio di fronte alla cascata. Credo che questo luogo dia il suo massimo in inverno.

Sito archeologico di MOGORJELO dalle Cascate di Kravica sono 20 km circa

Agli scavi archeologici di Mogorjelo ci siamo arrivati per caso. Eravamo diretti verso la frontiera per rientrare in Croazia, era ora di pranzo e la fame si faceva sentire. Ci siamo fermati al ristorante “ Villa Rustica” che consiglio vivamente perché abbiamo mangiato bene .

In un primo momento non ci siamo resi conto che il ristorante fosse accanto al sito archeologico di Mogorjelo. L’abbiamo scoperto e esplorato, dopo, mentre aspettavamo che i piatti ordinati arrivassero in tavola.

Nel sito si entra facilmente. Non c’è un custode.

Ci sono tutte le descrizioni su un cartellone che mette in mostra come era la disposizione originaria sia della casa residenziale che degli altri luoghi dell’intero sito archeologico che deve essere stata un’antica azienda agricola abitata da un patrizio romano.

Il sito sembra lasciato a se stesso, ma devo dire che questo ci ha fatto apprezzare maggiormente il luogo, specie ai bambini, perché all’interno pascolavano indisturbate delle caprette che hanno catturato tutta la loro attenzione.

NEUM dal Sito Archeologico di Mogorjelo sono circa 57 KM

Dopo pranzo Il nostro On the Road in Bosnia-Erzegovina ha continuato verso la frontiera posta a Neum , unica cittadina della BIH sul mare, per rientrare in Croazia .

La strada verso la frontiera è molto “caratterista”. Il primo tratto costeggia la riserva naturale denominata Hutovo Blato e i suoi laghi semi-artificiali. Ad un certo punto, nel secondo tratto, si deve percorrere una strada tra le colline, che diventa un sentiero piena di curve. I locali percorrono questa stradina in entrambi sensi di marcia come se stessero facendo una gara di rally.

Consiglio di percorlerla di giorno e di non aspettarsi che le auto in senso inverso si fermino nei tratti troppo stretti !!!

Arrivati alla frontiera, il nostro On The Road continua verso Korcula, ma la Bosnia-Erzegovina è rimasta negli occhi e spero di ritornare per vedere la capitale.

Consigli per un Viaggio On The Road in Bosnia-Erzegovina:

  • In viaggio con la propria auto bisogna ricordarsi che oltre la patente è necessaria la Carta Verde che non è altro un foglio dell’assicurazione che include la BIH tra i paesi in cui è possibile circolare. In caso in cui non si ha la CARTA VERDE si fa facilmente in frontiera. Cosa però veramente copre non si sa; i moduli non sono tradotti in inglese.
  • Leggere per provare a capire . Consiglio ” Il Bersaglio” di Blaze Minevski, un monologo interiore con riflessioni acute sul conflitto macedone del 2001, ultima delle guerre balcaniche degli anni Novanta.
    estratto : ” Io so che alla fine si conteranno solo i morti,per aver un nuovo motivo di vendetta.I morti sono necessari per poter ogni volta ricominciare daccapo. Sempre di nuovo, dall’inizio sempre con l’odio ereditato dai morti, dai sogni dei morti”
  • Visitare il ” red history museum ” a Dubrovnik, per riscoprire la storia del comunismo e come si viveva dell’ex- Jogloslavia . Anche se il museo vuole raccontare la Croazia in realtà a noi, la visita, ci ha preparati  a  varcare il confine con la BIH aprendoci verso una voglia di conoscenza.

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Le foto sono state scattate da me .Non posso essere utilizzate se non dietro autorizzazione.  e-shop su Picfair

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Esther

Sono alla perenne ricerca dell'eccezionale!!! Viaggiatrice da sempre con una "passione" per il marketing. Sempre a caccia di idee. Adoro i marchi "made in local" che fanno un buon advertising . Prima avevo un diario adesso un blog dove traccio ipotetici "Tour & Shop"

Commenti (10)

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    Noemi Bengala

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    Non sono mai stata a Mostar e nemmeno in Bosnia. ti confesso che non mi attirano molto quelle zone ma, dalle tue foto e dalle tue parole, sei riuscita a trasmettermi molta bellezza. Mi piace la possibilità di cambiare idea 🙂

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    • Avatar

      Esther

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      Cioa Noemi credevo di pensarla come te . Eppure mi sono ricreduta. Ci hanno fatto crescere con la “sindrome americana” e pochi ci hanno raccontato la vita dei popoli orientali che è, invece, molto affascinante. Per la loro storia, per la loro cultura anche quando è stata dolorosa.

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    Claudia

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    Da qualche anno vorrei fare un viaggio on the road tra i Balcani e in questo mio viaggio vorrei andare a Mostar senz’altro. La conoscevo solo per il famoso ponte ma ora ho imparato che c’è tanto altro da visitare!

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      Esther

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      Ciao Claudia,
      Mostar è famosa per il ponte, ma credo che per vederla veramente ci vogliono almeno 3 giorni e bisogna lasciare i sentieri troppo battuti.
      Unico consiglio di andare nelle mezze stagioni l’umidità è insopportabile.

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    ANTONELLA MAIOCCHI

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    Hai scelto una destinazione insolita! Ho letto con attenzione il tuo racconto e mi sono resa conto che quella zona di cui si è tanto parlato per le atrocità della guerra, ha anche delle bellezze da scoprire. Mostar mi ricorda gli anni bui dei bombardamenti e credo bene che quelle ferite faranno fatica a rimarginarsi

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      Esther

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      Ciao Antonella eravamo a Duvrovnik e da lì Mostar è vicinissima. La curiosità è tanta e devo dirti che questo viaggio ti lascia dentro un ricordo indelebile proprio per la storia recente che ha vissuto.

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    Virginia

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    Belle le fotografie, mi sembrano perfette per trasmettere l’atmosfera dei luoghi che racconti in questo articolo

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    Giovy Malfiori

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    Mostar è un luogo che mi ispira molto, sarà per tutte le volte che ho visto al telegiornale le immagini della guerra. Dev’essere forte visitarlo.

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      Esther

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      Giovy di sicuro lascia il segno. Una zona che si sta riprendendo, ma che a noi fa riflettere.

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