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Week end di fine Agosto a Navelli

Visitare Navelli è come entrare in una dimensione parallela. Vieni sapendo che il paese è nella lista dei “Borghi più belli d’Italia” oltre ad essere la patria dello Zafferano; eppure la sensazione, a caldo, è quella di essere stato imbrogliato.

Imbrogliato perché all’arrivo avverti una malinconica solitudine dovuta ad un silenzio surreale per la mancanza di persone.

Navelli conta circa 500 abitanti, ma, in questo Agosto 2020, con il “DISTANZIAMENTO SOCIALE” dettato dal Covid-19 ed il caldo umido insolito, anche per questa valle di montagna; incontrare qualcuno in strada è una questione di fortuna. Unico segnale di vita è dato dal rintocco delle campane della Chiesa di S. Sebastiano che dall’alto del borgo si animano ogni 30 minuti.

Alloggiamo al B&B “Dimora dell’Arte” in un piccolo palazzetto che è stato soggetto ad un interessante recupero edilizio a cui si accompagna la deliziosa ospitalità dei proprietari. Siamo fuori dalle antiche mura, accanto alle uniche scale mai ristrutturate risalenti al medioevo.

Navelli

Arriviamo a Navelli nel tardo pomeriggio e così che la visita al borgo medioevale la rimandiamo al giorno seguente. Proviamo a raggiungere “Rocca Calascio” per goderci il tramonto del sole.

Il Borgo di Navelli lo esploriamo, il giorno dopo, con l’aiuto di una guida locale della PRO LOCO a cui sono affidate le chiavi delle chiese e dei palazzi di cui altrimenti si vedrebbero solo i portoni. Non c’è un percorso da seguire, vicoli e vicoletti posti a lisca di pesca che confluiscono su un’unica via principale.  Il borgo antico è un susseguirsi di scale. Quella più evidente è  “ Via del Macello”, che è stata il centro commerciale fino al secondo dopoguerra.

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La Via del Macello conduce a Porta Castello Santucci, da dove si apre una splendida vista su tutta la piana

Camminiamo in un paese abbandonato fatto di scale, strade di pietre, strettoie, case ad arco, cancelli scrostati ed edera rampicante.

La guida ci apre i portoni delle chiese raccontandoci le storie che hanno contribuito ai continui cambiamenti di usi e di stili architettonici e pittorici. Ci parla della difficoltà odierna degli amministratori comunali che vorrebbero recuperare il patrimonio edilizio, ma che faticano a rintracciare le centinaia di eredi di quei Navellesi che dopo la guerra sono emigrati in paesi stranieri.

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Per strada ci sono ancora residui di un terremoto recente, ma ci sono anche tante case ricostruite che hanno ripreso il loro fascino. Inaspettata, tra le rovine, è la presenza di opere d’ arte moderna che sembrano dimenticate da qualche artista distratto.

Al viaggiatore inesperto questi luoghi fingono di essere in letargo ma se ci rimani e pernotti di sera allora si aprono e scopri che c’è vita. Dalla strada ti arrivano i rumori di un vento caldo che, in nostra presenza, non si è mai placato, le grida dei ragazzini che giocano anche con il buio in strada, l’abbaiare dei cani ed uno strano fermento arrivare dietro alcune porte chiuse e i pochi turisti seduti a degustare i piatti della tradizione nell’unico ristorante aperto “ Antica Taverna dell’Arte” che ti ospita in un antico “postale” ristrutturato.

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Il Borgo di Navelli può essere paragonato alla zafferano che vi si coltiva

I campi da lontano possono sembrare privi di semi, ma in realtà sono “fresati “ . I bulbi dello zafferano  vengono trapiantati ad agosto e rimangono senza acqua fino a quando non arrivano le prime piogge. A settembre le prime foglie e poi il fiore. Il raccolto si fa all’alba prima che il sole apri le corolle e tutto dura due settimane . E poi nuovamente inverno.

Navelli

Lasciamo Navelli e le sue case di pietra aggrappate alla montagna con una palpabile delusione di non averla visitata addobbata a festa come penso lo sia di solito, in questo periodo, di fine agosto, quando viene organizzata  la sagra dei “ceci e zafferano “ che quest’anno hanno rinviato a causa del Covid-19.

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